Print Friendly, PDF & Email

Ed ora, caro Renzi, si ricomincia da capo. Non è, infatti, andata a buon fine la scommessa fatta sul nuovo sistema elettorale, che doveva consentire una specie di sfida finale all’O.K. Corral, con in campo, al secondo turno, i primi due partiti –non importava con quanti voti- per conseguire un premio del tutto sproporzionato, che avrebbe consentito a chi avesse vinto di governare per cinque anni il paese (anche perchè si prevedeva una sola Camera con potere legislativo).

cortecdownload

Con le motivazioni della sentenza n. 35/2017 la Corte Costituzionale ha infatti dichiarato:

  1. confermata la discrezionalità in materia elettorale del legislatore, la soglia del 40% per l’attribuzione del premio di maggioranza al primo turno “non appare in sé manifestamente irragionevole, poiché volta a bilanciare i principi costituzionali della necessaria rappresentatività…con gli obbiettivi, pure di rilievo costituzionale, della stabilità del governo del Paese e della rapidità del processo decisionale”.

  2. le modalità di attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio determinano, invece, una lesione dei principi costituzionali, perché in realtà è volto a “…comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”;

  3. i capilista bloccati nella versione Italicum sono accettabili, a differenza del Porcellum, perché “mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati”.

Alla luce di tali premesse, le norme contenute nell’Italicum “non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione. Il sistema elettorale si discosta da quello previgente per tre aspetti essenziali: le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati; l’unico candidato bloccato è il capolista, il cui nome compare sulla scheda elettorale (ciò che valorizza la sua preventiva conoscibilità da parte degli elettori); l’elettore può, infine, esprimere sino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista”.

Infine un’esortazione o un’indicazione di massima –scegliete voi l’espressione giusta. Preso atto che il referendum del 4 dicembre 2016 ha confermato “un assetto costituzionale basato sulla parità di posizione e funzioni delle due Camere elettive” viene ricordato che “in tale contesto la Costituzione, se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che…i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare…la formazione di maggioranze parlamentari omogenee».

elezioni

Alla fine, ad oggi, abbiamo due sistemi elettorali: uno per la Camera e uno per il Senato.

Senato – Sistema proporzionale puro, con una soglia su base regionale dell’8% per le coalizioni o i partiti che corrono da soli, e del 3% per i partiti all’interno delle coalizioni. È prevista la preferenza unica. Il collegio è regionale, anche nelle Regioni più popolose (Lombardia, Campania, Lazio, Sicilia, ecc), il che rende più difficile e onerosa la ricerca di preferenze personali.

Camera – È un sistema proporzionale ma con un premio alla singola lista che supera il 40% (il premio non scatta per le coalizioni). In caso di mancato raggiungimento di questa soglia, si passa al riparto proporzionale tra tutti i partiti che hanno superato il 3%. Una volta stabiliti quanti deputati spettano complessivamente a ciascuna lista, i numeri vengono distribuiti su 100 collegi plurinominali, in ciascuno dei quali vengono eletti tra i 5 e i 7 candidati. In ogni collegio i partiti presentano dei listini di 5-7 nomi: il primo candidato è bloccato, mentre per gli altri c’è la preferenza. L’elettore ha a disposizione due preferenze, ma solo se vota un uomo e una donna, altrimenti si deve accontentare di una sola preferenza. Ci si può candidare come capolista in più collegi (fino a dieci). Se si viene eletti in più di un collegio, verrà tirato a sorte quello in cui il candidato viene dichiarato eletto.

Considerazione finale: il sistema con la “sfida finale” sanciva, sostanzialmente, l’affermazione non di un partito delle idee e dei programmi, ma di un partito del leader. Ma adesso essendo stata sconfitta questa impostazione, ci ritroviamo a passare da un sistema supermaggioritario ad un sistema proporzionale, siamo quindi tornati alla casella di partenza e quello che si sta agitando all’interno delle varie formazioni politiche in queste settimane ne è la dimostrazione più evidente! Ognuno vuole rappresentare la propria identità e poi giocarla successivamente in un qualche governo di coalizione.

L’auspicio sarebbe quello di dar vita a un sistema elettorale che stimolasse la formazione di coalizioni “prima” delle elezioni, in maniera da legare i partiti a contenuti e programmi, oltre che a un leader. Forse, in questa maniera, anche i temi sociali potrebbero trovare di nuovo spazio nella politica e i sindacati un proprio ruolo nel dialogo con le istituzioni.

Share This: