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Questo periodo dell’anno, che la tradizione cristiana chiama “avvento”, è periodo di preparazione ad una avvenimento speciale, per cui sarebbe necessario lasciare spazio a momenti di riflessione, donandoci una tregua agli impegni e agli affanni di ogni giorno.

Per i credenti è l’attesa del salvatore, del figlio di dio, che si “incarna” nella nostra umanità, per darci fiducia e per rivelarci che la natura dell’uomo non è quella di dominare sui più deboli e di “violentare” la natura, ma quella di essere fratelli e di utilizzare le leggi della natura per il bene di tutti e, alla fine, di vivere “in altri cieli e in altre terre”.

Ma anche per i non credenti questo dovrebbe essere un periodo di meditazione: perchè l’uomo vive in profonde contraddizioni. Da una parte ha un corpo con una sua fisiologia, che è “attrezzata” per vivere, su questa terra, un periodo limitato, anche se, nei paesi ricchi, questo periodo si sta continuamente allungando. Dall’altra ha dentro di sè un’aspirazione a “una vita senza fine”.

Da una parte constatiamo che nella natura, a cui tutti vogliamo tornare sognandola pura ed incontaminata, ci sono leggi ferree, la cui principale sembra essere quella che l’essere più debole debba cedere il passo ed essere sopraffatta dal più forte.

Dall’altra, nel nostro intimo, sentiamo che la verità dell’uomo è nell’amore e nel superamento di ogni violenza.
Cristo viene a dirci di fare una scelta: quella di assorbire l’odio e di mettere, invece, in circolazione l’amore: esercizio valido per tutti!

Ma voi direte: che c’entrano questi ragionamenti con la poesia? Ebbene, per me, poesia è andare oltre le cose, è riflessione e meditazione, ma anche intuizione, è ricerca di coerenza, prima in sè stessi, poi anche negli altri. E’ ricerca del senso del vivere e del morire su questa terra. Per questo il frutto di questo periodo è la gioia per la vita che rinasce!

N.B. Di fronte a questa profondità dell’avvenimento, cioè del ricordo di Cristo che si fa uomo, l’episodio del liceo De Amicis di Bergamo, il cui preside non fa collocare il presepe, a suo dire “per non far sentire in imbarazzo i fedeli di altre religioni”, ci sembra un fatto che sta tra l’ipocrisia e l’ignoranza. Ipocrisia, perchè nel nostro paese migliaia di chiese ricorderanno, comunque, il natale e ne faranno la rappresentazione nel presepe. Ignoranza perchè mostra di aver dimenticato i valori autenticamente umani e validi per tutti di questo ricordo. Se la scuola dovesse diventare luogo di solo insegnamento di nozioni asettiche, senza discussioni e confronti, non servirebbe più. Basterebbe ricorrere a quelle vere e proprie enciclopedie che si possono trovare, ad esempio, su internet.
Il leghista Salvini, che si precipita a portare lui il “presepe mancante”, mostra solo la volontà di aprire un terreno di “scontro tra religioni”, lui sì “vero crociato”, pronto ad alimentare una “guerra simmetrica” con altri contrapposti e tristi fondamentalismi.

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