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Oramai è diventata una nostra abitudine riproporre, nei diversi mesi dell’anno, alcuni testi poetici ispirati al cambio delle stagioni.

Certo potremmo da subito ironizzare su noi stessi, citando le famose banalità “Non ci sono più le mezze stagioni” o “non ci sono più le stagioni di una volta”. In effetti le ultime notizie meteorologiche di fine ottobre ci parlano di tempeste di vento al Nord, di “bombe d’acqua” in tutto il paese, addirittura di lastre ghiacciate comparse a Roma per effetto di grandinate mai viste.

Qualcuno barando, allo scopo di non impegnarsi a prendere misure capaci di attenuare queste “anomalie”, continua ad affermare che non ci sono in atto cambiamenti climatici sulla nostra Terra. Ma tant’è.

Noi però vogliamo mantenere il nostro ottimismo e, proprio perchè i “giorni d’oro” rischiano di rarefarsi, invitiamo tutti a non farsi sfuggire le bellezze della natura che ci circonda. Nonostante tutto, torneranno a splendere bellissimi giorni, diversi nelle diverse stagioni, che continueranno ad ispirare importanti versi e riflessioni sulla vita.

Questa volta parliamo dei mesi di ottobre, a partire dalla famosa e luminosa “ottobrata romana”, e di novembre, caro al ricordo di coloro che hanno vissuto con noi anni importanti della vita e ci hanno -momentaneamente- lasciati.

Su questi temi vi ripropongo alcune mie poesie.

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Ottobrata romana

Sono così insistenti questi giorni,

nella loro ripetizione,

che le mattine assolate di ottobre

sui vetri delle mie finestre

le potrei ricalcare.

Foglie piene di rughe

intrecciano tappeti.

Di indifferenza così malati

o rinchiusi nella giostra quotidiana,

da non vedere

l’oro e l’azzurro,

che, con tintinnio di luce,

spiazzano il nostro cuore?

da Eppure la vita, Phasar Edizioni, 2016

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Novembre

È così leggera la terra a novembre

questo autunno che occhieggia d’azzurro,

tra gli alberi adesso così spogli,

che le voci di nuovo puoi sentire

di chi ormai ci ha lasciato.

Tornano e la voce è così chiara

come il respiro del vento sopra il lago.

 

 

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Notturno (alla Chagall)

E’così triste la tromba questa sera,

malinconico il sassofono,

pieno di gioia il ritmo dei bottari (1).

Tristezza, malinconia, gioia:

tutto trabocca.

Nella quiete dei palazzi notturni

un caldo vento autunnale

sparge polline di sogni.

(1) Un chiaro riferimento a Enzo Avitabile, definito giustamente “virtuoso musicista del mondo”, e ai “Bottari di Portico”, originali interpreti di una tradizione che risale al XIII secolo.

da Eppure la vita, Phasar Edizioni, 2016

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