di Antonio Vargiu
Un’immagine scioccante che forse può contribuire a limitare la melassa dei buoni sentimenti “a tempo”, propri di questo periodo.
Sperare è oggi un duro esercizio: lambiti da guerre sempre più vicine, siamo colpiti dalle grida assordanti delle loro vittime. Possiamo partire dai” luoghi santi”, là dove oggi è riesplosa la guerra in forme devastanti. Il detonatore lo h acceso Hamas con una aggressione che non ha risparmiato i civili, uomini donne e bambini, con morti e violenze di ogni genere.
La replica è stato il disconoscimento dell’umanità di un popolo, quello palestinese, fatto oggetto di distruzione con ben pochi precedenti.
Leggiamo sul sito Fondazione della Casa della carità (1) un pezzo firmato Valentina, 12 agosto 2024 :
““Gaza non esiste più. In alcune zone, anche molto vaste e densamente popolate, dobbiamo riconoscere che Gaza non esiste più. Noi stessi quando ritorniamo in una città e cerchiamo le nostre infrastrutture e i nostri uffici, facciamo fatica a riconoscere i luoghi, le strade, gli edifici. In gran parte essi non sono solo colpiti ma quasi sempre rasi al suolo. A tutt’oggi i nostri mezzi dell’ONU, che nessuna autorità potrebbe ostacolare né fermare, non riescono più a risalire verso il nord della Striscia. Pochi sanno che c’è un checkpoint molto particolare: chiunque anche solo si avvicina deve sapere che i militari gli spareranno. Ogni volta che un nostro convoglio OCHA passa di là sa che dovrà fermarsi a raccogliere cadaveri.”
Questo e molto altro raccontava il 13 giugno scorso a noi pellegrini Andrea De Domenico, Capo dell’Ufficio OCHA, Agenzia ONU per il coordinamento degli aiuti alla popolazione di Gaza e della Palestina intera.
Conclude Valentina: “Ci indigniamo con lui per il massacro di un popolo intero che sta continuando in diretta, attoniti per l’ennesimo sopruso effettuato dal governo israeliano alla comunità internazionale”.
A questo aggiungiamo solo una delle ultime dichiarazioni di Francesco:” Mitragliare i bambini è crudeltà”.
Che dire poi a proposito dell’Ucraina, teatro di un conflitto con la Russia entrato da circa tre anni in una fase sempre più distruttiva?
“Dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, si sono verificati oltre 2.600 attacchi contro ospedali, scuole o altre infrastrutture civili. Sono i dati che emergono da una ricerca condotta negli ultimi due anni dal Centre for Information Resilience, condivisa con Domani come parte del progetto di giornalismo collaborativo Eic.
«Abbiamo documentato attacchi contro obiettivi e istituzioni che non servono alcuno scopo militare – dice Belén Carrasco Rodríguez, direttrice del progetto – Abbiamo trovato prove di attacchi deliberati contro scuole, ospedali e chiese». Oltre un quarto degli incidenti verificati dai ricercatori ha causato perdite tra i civili”.(2).
Tutto questo perché tutte e due le parti hanno ritenuto la scelta più facile quella di farsi la guerra e non trovare accordi per dirimere i punti di conflitto.
Ma la “guerra mondiale a pezzi”, come definita da papa Francesco, ha molti altri capitoli, a partire dal Sudan, capofila delle tante guerre dimenticate, e da diversi altri paesi, africani e non.
A questo aggiungiamo un’altra guerra, più o meno dichiarata, nei confronti degli immigrati, spinti proprio da mille conflitti guerre che anche l’occidente contribuisce ad alimentare, e da altri fattori come la crescente desertificazione di grandi aree della terra.
Con la motivazione di impedire l’immigrazione clandestina, cresce l’indifferenza verso una parte di umanità, che termina il cosiddetto “viaggio della speranza” con la morte, nel Mediterraneo o in altre impervie vie di terra.
Un panorama fosco che giustifica un diffuso senso di scoramento che oggi pervade anche “gli uomini di buona volontà”.
TRA MOMENTI DI RIFLESSIONE E LUMINARIE, TORNA IL NATALE DELL’EMANUELE (DIO CON NOI).
Eppure anche quest’anno ricordiamo una nascita, che porta con sé una speranza per tutto il mondo.
Sperare contro ogni speranza, questo è il nostro impegno di cristiani oggi, respingendo ogni giustificazione della guerra come strumento per risolvere le controversie tra popoli e stati, come afferma solennemente anche la nostra Costituzione.
Nasce l’Emanuele (“Dio con noi”) ad indicarci una strada per tornare tutti veri uomini. La sua testimonianza di una vita diversa e veramente fraterna lo porterà sul patibolo della croce. Ma non è morto invano, il suo seme è destinato a portare grandi frutti.
Da qui la giustificazione dell’esplosione, nonostante tutto, della gioia e delle luci a squarciare le tenebre del mondo.
L’attesa.
Il natale -per definizione- è il giorno di una nascita, il compimento di un’attesa “costata” ben nove mesi per la futura mamma, ma non un’attesa “passiva” o indifferente.
Oggi sono ancora (solo?) le donne quelle in grado di spiegarci il significato di un’attesa: fatta di preoccupazioni, di cose e di sentimenti da preparare, di progetti da mettere in atto a partire dall’ “evento”.
Questa volta siamo in presenza di un’attesa speciale, che non avrà il suo totale compimento all’atto della nascita, ma avrà la necessità di tutta la vita “privata” del nuovo nato per una sua completa realizzazione.
Allora -ricordiamolo- era tutto un popolo, Israele, che aspettava l’“emanuele” (dio con noi), per essere riscattato da tutti i suoi mali che, poi, sono quelli che ancora oggi affliggono tutta l’umanità.
Perché colui che ha fatto il cielo e la terra
“…rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri,
egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi…(dal salmo 145)”.
Il compimento.
Ecco allora come, da questo avvenimento, scaturisce e sovrabbonda la gioia. E’ finita l’attesa e il profeta può esclamare:
«Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
[Isaia…]
Per questo la festa di luci, le luminarie, le esplosioni di gioia -se scaturiscono da questa profonda consapevolezza- sono elementi necessari e della meraviglia e dello stupore legato all’avvenimento: colui che ci ha creato è con noi, per orientare il cammino dell’uomo e liberarlo da miserie e da mali che la sua condotta nella storia ha contribuito ad alimentare.
Chi è il salvatore.
Ma chi è questa persona? E’ un uomo potente, un uomo ricco, un capo di stato o alla guida di formidabili armate, per ammutolire ogni oppositore?
No, è il dio creatore che si è incarnato nella nostra umanità, in una famiglia non altolocata nè privilegiata, di nobili ma decadute origini e questo per tanti è sempre stato oggetto di scandalo.
Rileggiamo, a questo proposito il vangelo di Luca, di sconvolgente attualità:
“…Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo…( Luca 2, 1-7)”.
Il presepe di oggi.
Nel mondo.
Ancora e dappertutto, risuona il grido di dolore di bambini innocenti uccisi nelle numerose guerre che insanguinano il nostro mondo o sfruttati o trattati come schiavi in condizioni disumane, per la guerra per il lavoro o per il sesso.
Purtroppo è sempre attuale il ricordo della strage, avvenuta tanti anni fa per mano di Erode. Tragicamente si adempì quanto detto per bocca del profeta Geremia:
“Un grido è stato udito in Rama;
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più (Mt 2, 16-18)”.
In Italia
Riproponiamo, anche per quest’anno, una delle immagini già scelte per il nostro presepe del Natale 2018: una donna con bambino cacciata dal Cara di Crotone e buttata sulla strada dopo l’abolizione dei visti umanitari da parte del decreto “sicurezza” dell’allora ministro dell’interno Salvini.
“E’ finita la pacchia” lo slogan che andava per la maggiore tra le forze politiche fino a qualche mese fa al governo: la “cacciata” dei poveri e degli stranieri ne è stata l’attuazione pratica.
Pensiamo di lasciare ancora queste persone abbandonate per le strade del nostro paese?
Considerazioni finali.
Natale per i credenti
Natale è il giorno del compimento delle attese e dell’entrata di dio nella storia degli uomini, è il giorno dell’Emanuele (ʼImmanuʻel-in ebraico: Dio è con noi) e di Gesù (Yeshua’ in ebraico: Dio salva).
Natale per i non credenti
Ma anche per i non credenti la celebrazione di un “natale”, di un giorno di nascita, non può essere indifferente: è, infatti, un’occasione per superare pessimismi e fosche previsioni sul futuro, è un’occasione per ritrovare fiducia nei destini dell’umanità.
A patto che tutti ci rimettiamo in gioco e facciamo la nostra parte, perchè il cammino, come abbiamo visto e vediamo ogni giorno, è duro.
Terminiamo con una breve considerazione su chi è il mio prossimo.
La risposta è nel vangelo:
“34 Allora il Re dirà a coloro che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio; ricevete in eredità il regno che vi è stato preparato sin dalla fondazione del mondo. 35 Poiché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere; fui forestiero e mi accoglieste, 36 fui ignudo e mi rivestiste, fui infermo e mi visitaste, fui in prigione e veniste a trovarmi“. 37 Allora i giusti gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 E quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? O ignudo e ti abbiamo rivestito? 39 E quando ti abbiamo visto infermo, o in prigione e siamo venuti a visitarti?”. 40 E il Re, rispondendo, dirà loro: “In verità vi dico: tutte le volte che l‘avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 31-46).
1)La Fondazione ha un consiglio di amministrazione, il cui presidente è designato dall’Arcivescovo di Milano, mentre il sindaco ne designa uno dei suoi consiglieri.
2)Davide Maria De Luca, Domani, 23 febbraio 2024.