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In tre articoli ci proponiamo di analizzare la situazione politica che si sta venendo a creare in Italia dopo due avvenimenti quasi contemporanei: le elezioni amministrative e la definitiva approvazione del cosiddetto “Italicum”, ora legge dello Stato.

 

Diamo ora uno sguardo ai sistemi elettorali vigenti in alcuni importanti paesi europei.

 

L’esercizio della sovranità del popolo: i sistemi elettorali.

Diciamo subito che un sistema elettorale è la modalità con cui si può esprimere la “sovranità” di un popolo, che altrimenti rimarrebbe pio desiderio o vuota retorica.

E’ questo il senso dell’art.1 della nostra Costituzione:

” L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

 

Del resto ce lo dice l’esperienza: diversi regimi “autocratici” si sono basati su consultazioni popolari ad hoc, gestite a seconda delle circostanze e delle convenienze di chi era al potere.

Un esempio classico il regime di Napoleone III in Francia, che si basava sull’indizione -a seconda del momento- di “plebisciti”, fatti in modo che non potessero comunque mettere in discussione il detentore del potere.

Tornando all’oggi, possiamo dividere i sistemi elettorali in due grandi raggruppamenti, quelli proporzionali e quelli maggioritari.

I primi, allo stato puro, hanno la caratteristica di “fotografare” esattamente le tendenze e, quindi, le scelte generali dell’elettorato. Tutti infatti possono votare il partito corrispondente al proprio orientamento politico. Al massimo in alcuni paesi vengono posti degli sbarramenti, nel senso che un partito per poter essere presente in Parlamento deve ottenere una certa percentuale di voti, in genere non molto alta (solo la “democratica” Turchia prevede una soglia del 10%!).

I sistemi maggioritari, di cui il classico esempio è la Gran Bretagna, prevedono invece una divisione dell’elettorato in collegi. Viene eletto chi ottiene più voti e non ci sono collegi nazionali per recuperare i voti dei partiti sconfitti, per cui tutti i partiti d’opinione che non siano insediati in precisi territori hanno una grande difficoltà ad eleggere deputati (vedi il partito liberaldemocratico in Gran Bretagna).  Questi sistemi elettorali fanno sì che partiti con un ampio supporto, ma diffusi su tutto il territorio, ottengano molti meno seggi di quanti gliene spetterebbero in base alla percentuale di voti ottenuta.

Alla fine, quindi, si realizza una forte discrepanza tra voti ottenuti e la rappresentanza parlamentare in termini di seggi. Ma questo regge solo se c’è un forte consenso tra il “popolo elettore”, come ancora avviene in Gran Bretagna.

 

Alcuni esempi di sistemi elettorali adottati in Europa.

Regno Unito: “maggioritario puro” a turno unico.

 

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(Afp)

Il Parlamento è formalmente composto dalla Corona e da due Camere, la Camera dei Comuni e la Camera dei Lords.

La Camera dei Comuni  è l’organo direttamente rappresentativo e legislativo del popolo del Regno Unito ed è attualmente composta da 650 deputati.

Le elezioni si svolgono con sistema maggioritario a turno unico : il territorio nazionale è diviso in collegi uninominali, nei quali sono presentate singole candidature. Viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. Per quanto riguarda i collegi elettorali una legge del 2011 ha introdotto alcune novità, tra cui la più rilevante è stata quella di fissare a 600 il numero dei collegi.

 

Spagna: proporzionale “puro” per l’elezione del Congresso dei deputati.

 

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Il parlamento spagnolo, definito “organo rappresentante del popolo” e al quale spetta l’esercizio della potere legislativo dello Stato, è formato da due Camere: il Congresso dei deputati e il Senato.

Il primo è composto da 350 deputati eletti in 52 circoscrizioni con sistema proporzionale “puro” e con conteggio con il metodo d’Hondt (che, nell’attribuzione dei resti, premia i partiti più forti), con soglia di sbarramento del 3%, che si applica in ogni circoscrizione (province).

Il Senato ha, invece, un numero variabile di membri ed è in parte eletto direttamente con un sistema maggioritario in ogni circoscrizione, in parte eletto indirettamente dalle assemblee legislative delle singole comunità autonome.

La loro durata è di quattro anni.

 

Germania: il Bundestag eletto con un sistema sostanzialmente proporzionale.

 

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Il Bundestag (“Dieta federale”) è il parlamento nazionale della Repubblica federale tedesca.

E’ eletto ogni quattro anni e vota la fiducia al governo. E’ composto da almeno 598 membri, eletto con un sistema formalmente misto, ma sostanzialmente proporzionale.

Metà degli membri sono, infatti, eletti con un sistema maggioritario e metà con un sistema proporzionale, ma le proporzioni tra i partiti sono definite dalla quota proporzionale, per cui i numeri della Dieta non sono predefiniti, ma variabili.

C’è una soglia di sbarramento pari al 3%. Si può far cadere il governo solo con una “sfiducia costruttiva”, solo cioè se c’è una maggioranza alternativa pronta a votare da subito un nuovo governo.

Il Bundesrat (“Consiglio federale”), rappresenta i singoli Laender (stati della federazione) ed interviene nel processo legislativo solo in alcune materie espressamente previste dalla Costituzione.

 

Francia: sistema maggioritario “semipresidenziale” a doppio turno.

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La forma di governo è definita semipresidenziale, in quanto il Presidente della repubblica non svolge solo funzioni puramente rappresentative, ma anche – insieme al primo ministro da lui designato- esecutive.

Si vota direttamente sia l’Assemblea nazionale che il Presidente della repubblica.

Il parlamento è costituito dall’Assemblea nazionale e dal Senato. L’Assemblea nazionale, composta da 577 deputati, è l’organo rappresentativo dei cittadini ed ha il potere legislativo. E’ eletta a suffragio universale con un sistema maggioritario a doppio turno, nell’ambito di collegi uninominali.

Sono istituiti 577 collegi, uno per ciascun deputato da eleggere all’Assemblea nazionale, di cui 566 individuati all’interno dei dipartimenti metropolitani e d’oltremare e nei territori d’oltremare, e 11 istituiti all’estero. Sono eletti al primo turno i candidati che ottengono contemporaneamente la maggioranza assoluta dei voti espressi e un numero di voti almeno pari al 25% degli elettori iscritti.

Il Senato, composto da 348 senatori, è eletto a suffragio indiretto e rappresenta le collettività territoriali con un mandato di 6 anni. Ogni 3 anni si procede a un rinnovo parziale, che riguarda ciascuna volta la metà dei seggi.

I senatori sono eletti, in ogni dipartimento, da un collegio ristretto di “grandi elettori”, composto da deputati, consiglieri regionali, consiglieri dipartimentali e delegati di consigli municipali. I consigli municipali risultano di fatto decisivi, in quanto costituiscono il 95% del collegio.

 

Leggi  la  parte 3.

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