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di Antonio Vargiu

Certamente il dolore per il disastro del ponte Morandi ci accompagnerà per molto tempo, insieme con le tante famiglie, genovesi e non, che hanno visto i loro cari morti o feriti o che hanno perduto la propria casa.

Mentre ci auguriamo che la giustizia faccia rapidamente chiarezza sulle responsabilità di chi per negligenza o ignavia (o anche per presunzione: “il ponte non crollerà mai“) ha permesso che avvenisse questa immane tragedia, nel nostro piccolo vogliamo rendere omaggio ai genovesi e al popolo ligure ripubblicando l’articolo e le poesie loro dedicate qualche mese fa.

 

GENOVA, UN RITORNO SEMPRE GRADITO.

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Fine settembre dello scorso anno è stata un’occasione gradita per un ritorno a Genova, città originale e fiera, che dietro ogni angolo rivela, se la si sa guardare, un suo particolare e vario modo di essere.

Per la mia generazione, poi, era una delle città principali di un “tour domestico” (per chi non era benestante o “borghese” andare all’estero era assolutamente impensabile) che comprendeva le grandi città del centro-nord d’Italia.

I 15 anni compiuti dalla rivista della Uiltucs Liguria – PARTECIPARE- mi hanno dato l’occasione e permesso di aggiungere altri tasselli nella ricerca della comprensione del carattere e della bellezza di questa città, con i piedi sul mare ma addossata e protetta dalla montagna.

Ne ho tratto lo spunto per cercare di trasferire qualcosa di questa mia esperienza in alcuni versi, che pubblico in questo numero del sito. A lato delle poesie ho anche il piacere di riportare l’email di una cara amica genovese.

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Fine settembre a Genova

 

I

Non è mai banale Genova, neppure

nei suoi palazzi dai balconi arrotondati,

addossati alle colline

come al petto di giganti.

Oltre la ferrovia,

l’allegro brusio della piazza

schiarisce la sera e sembra quasi

una sfida al domani che viene,

alla prossima burrasca.

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II

Genova è come un’arnia,

il suo miele è nel profondo.

Per conoscere un poco i suoi segreti

tra i vicoli, alti e stretti, cammina. 

Aspro e in salita è il percorso,

qui dove il mare

ora è solo un sogno.

Ma, come per miracolo, ad un tratto,

bianca, marmorea, splendente

s’apre la piazza.

 

   

 

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